Archeoparco di Andriace

storia, archeologia sperimentale e natura mediterranea

Le strutture

Il VILLAGGIO NEOLITICO è uno spazio attrezzato e creato appositamente per permettere ai visitatori, piccoli o grandi che siano, di avvicinarsi in maniera concreta al mondo dell’archeologia e di calarsi per un giorno in quelle che erano le principali attività della vita quotidiana dell’uomo preistorico, stimolando la propria creatività, manualità e inventiva. Nello specifico, si tratta della ricostruzione, in scala reale, di un villaggio neolitico di V-III millennio a.C., come quelli rinvenuti nell’area del Materano. Esso si articola in uno spazio abitato, dotato di torretta di avvistamento, caratterizzato da due capanne e da altre strutture funzionali alle attività quotidiane (pozzetto, ovile, aree di lavoro, pagliaia, etc.), delimitato da un fossato di recinzione.

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VIDEOhttps://www.youtube.com/watch?v=QU qJKYkBQGk&feature=youtu.be

Il CASTRA AESTIVA dell’Archeoparco di Andriace è la ricostruzione in scala dell’accampamento fortificato che ospitò la IV Legio della Repubblica Romana al comando del console Publio Valerio Levino prima della battaglia che si svolse nel mese di luglio dell’anno 280 a.C. contro la coalizione greca che univa l’Epiro, Taras (Taranto), Thurii, Metaponto ed Heraclea, sotto il comando del re Pirro II d’Epiro. Teatro dello scontro fu il territorio dominato dalla città di Heraclea. L’esigenza di dotarsi di un luogo fortificato per il pernottamento delle legioni nasce a partire dalla fine del IV-inizi del III secolo a.C., quando l’esercito romano, dovendo condurre campagne militari sempre più lontane dalla città di Roma fu costretto a trovare delle efficaci soluzioni difensive in territori spesso ostili. Ciò indusse i Romani a creare, dalle guerre pirriche, un primo esempio di accampamento militare da marcia fortificato, per proteggere le armate romane al suo interno.

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L’IKRIA, una delle prime forme di strutture lignee utilizzate per manifestazioni e rappresentazioni pubbliche, come attestate in ambito greco e magno greco nel VII-VI secolo a.C. .

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L’Area adibita per i Laboratori di Archeologia sul campo consiste in uno spazio in cui il gruppo di archeologici specialisti dell’Archeoparco ha provveduto a ricostruire ben 4 contesti funerari: Tomba A.  Sepoltura maschile databile alla prima età dei Metalli (2000 a.C. circa); Tomba B.  Sepoltura femminile enotria databile all’età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.); Tomba C.  Sepoltura femminile di età ellenistico-romana (III-II sec. a.C.); Tomba D. Sepoltura infantile riferibile all’epoca greca classica (V-IV sec. a.C. circa),  ed una superficie per la ricognizione archeologica. I partecipanti alle attività saranno protagonisti dello scavo vero e proprio di una tomba, utilizzando strumenti e metodologie rigorosamente scientifici, oppure effettueranno, in apposita area, una simulazione di ricognizione di superficie (survey) con il recupero, la quantificazione e la classificazione di reperti.

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LArea adibita alle attività ludico-didattiche e ai laboratori archeologici e naturalistichecomprende anche l’Antro dell’Aedo, uno spazio, ricavato nella macchia mediterranea.

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Ben tre percorsi naturalistici attrezzati: “Sentiero della natura mediterranea”, “Sentiero Grufolante”, così chiamato dall’omonimo fosso scavato dall’acqua nel corso dei millenni,  e il “Sentiero umido”, che si snoda anch’esso lungo un piccolo corso d’acqua. La vegetazione che caratterizza l’intero parco è la macchia mediterranea, costituita principalmente da piante arbustive dell’altezza media di 2-3 metri, perenni e sempreverdi, come il lentisco, l’alaterno, la fillirea, il corbezzolo, etc. Quest’area nel passato era caratterizzata da un bosco fittissimo che offriva legname e selvaggina all’uomo del Neolitico, ma l’intenso disboscamento per sfruttare il legname e per creare nuove aree adibite al pascolo, ha favorito la conversione in macchia.  Passeggiando tra i sentieri è possibile imbattersi nella fauna tipica della macchia mediterranea: poiane, tartarughe, volpi, istrici, ricci.

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